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Atreju, il guerriero bambino della Storia Infinita che difende il mondo di Fantàsia dal “Nulla” che avanza

1998. Giorgia Meloni ha 21 anni e sta per essere eletta consigliere alla Provincia di Roma. Al parco del Colle Oppio va in scena la prima festa bipartisan organizzata da Azione Giovani. L’Eurofesta della gioventù è intitolata ad Atreju, il guerriero bambino della Storia Infinita che difende il mondo di Fantàsia dal “Nulla” che avanza.

La metafora è chiara ed è destinata a diventare il simbolo di una generazione che ha scelto di impegnarsi per difendere i valori fondanti della civiltà occidentale: la democrazia, la libertà, il diritto, le radici cristiane, il nostro patrimonio storico e culturale, la nostra tradizione, la nostra identità.

Una promessa lungimirante se pensiamo che oggi molto di quanto elencato sopra è minacciato o quantomeno messo in discussione dalla cancel culture, dal fondamentalismo islamico, dal pensiero woke o, più in generale, da quella tendenza al politicamente corretto, che pretende di annullare ciò che siamo per adattarlo all’esigenza politica del momento.

La “generazione Atreju” era forte dei propri valori e della propria identità e per questo non ha mai temuto il confronto. Anzi. Il motore che muoveva i ragazzi di Alleanza Nazionale alla fine degli anni ‘90 era la voglia di partecipare al dibattito democratico italiano superando i pregiudizi.

È per questo motivo che al Colle Oppio sfilarono leader e ministri dell’Ulivo, da Franco Marini a Luigi Berlinguer. Atreju non è mai stata una festa autocelebrativa ma un momento di confronto. E anche se negli anni ha cambiato pelle, passando dagli striscioni scritti a mano ai ledwall giganti, l’elemento del confronto è rimasto centrale. Dopo 27 anni abbiamo ancora le idee chiare e continuiamo a non avere paura di metterci in gioco attraverso il dialogo e il dibattito.

Se ci voltiamo indietro, in effetti, possiamo affermare che proprio quella del confronto sia stata davvero la cifra dell’evoluzione della destra italiana, che nei decenni ha inglobato esperienze e visioni diverse, pur restando ferma nella condivisione degli stessi valori. Atreju è sempre stata una festa di parte e non di partito. È un luogo dove si incontrano e si scontrano idee.

“Sei diventata forte – L’Italia a testa alta” è il titolo di questa edizione

Un momento che arricchisce il dibattito politico e la democrazia. “Sei diventata forte – L’Italia a testa alta” è il titolo di questa edizione. Un titolo che sottolinea il cambio di paradigma avvenuto grazie al governo di centrodestra e a Giorgia Meloni che ha restituito all’Italia stabilità e, grazie ad una leadership seria, capace e determinata, anche solidità e autorevolezza.

Nelle “arene” del villaggio di Natale di Castel Sant’Angelo si discuterà dei principali temi di attualità: dalle sfide economiche a quelle social, dalla politica internazionale all’energia, dall’immigrazione alle riforme, in primis quella della giustizia, dal fondamentalismo all’odio politico, dalla sicurezza alla violenza sulle donne.

Sarà l’edizione più lunga e più ricca di sempre e, come sempre, all’insegna del confronto. Tra gli ospiti internazionali, infatti, ci sarà il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, e Rom Braslavski, uno degli ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre e rimasto prigioniero di Hamas per 738 giorni.

E poi, sul fronte della politica interna, tutti i leader dei partiti presenti in Parlamento: il capo del M5S, Giuseppe Conte, quello di Italia Viva, Matteo Renzi, il leader di Azione, Carlo Calenda, Angelo Bonelli, guida di AVS, il partito Liberaldemocratico con Luigi Marattin. Sarà presente, ovviamente, anche tutto il centrodestra con Udc, Noi Moderati, Lega e Forza Italia.

E anche il Pd, con i suoi esponenti che saranno coinvolti nei dibattiti seppur con l’assenza della segretaria Elly Schlein. Non è la prima volta che la leader del Pd viene invitata ad Atreju. Questo invito non è mai stato accettato finora ed è un peccato perché si è persa una occasione importante e utile per mettersi in discussione.

Un confronto che Giorgia Meloni non avrebbe rifiutato

A parti inverse non ci siamo mai tirati indietro. A pochi mesi dall’insediamento dell’attuale governo, il capo della Cgil, Maurizio Landini, – sì, lo stesso affetto da “scioperite” contro l’attuale esecutivo – invita Giorgia Meloni, neo-Presidente del Consiglio, a parlare al XIX Congresso nazionale del sindacato. Non proprio un ambiente favorevole alla premier.

Eppure, nonostante i cartelli “pensati sgradita” e le contestazioni, Giorgia Meloni non si è tirata indietro. Non ha declinato l’invito e ha affrontato la platea in nome dell’apertura al dialogo che ci ha caratterizzato in passato e ancora ci caratterizza. La sinistra, a onor del vero, non ha dato sempre il meglio di sé in questo campo. Comprendiamo il fatto che Elly Schlein non se la sia sentita di sostenere un confronto a tre con Giorgia Meloni e Giuseppe Conte sul palco di Atreju e che alla fine abbia deciso di non partecipare.

Crediamo invece che sia inaccettabile che nel 2025 la sinistra militante dei centri sociali devasti la redazione di un quotidiano nazionale, con tanto di minacce di morte ai cronisti. E crediamo che sia ancora più grave che, sempre a sinistra, qualche “cattivo maestro” non riesca a condannare “senza se e senza ma”, arrivando addirittura a dire che un’aggressione del genere debba servire “da monito” per i giornalisti.

In questo, sì, siamo diversi. Siamo pronti a condannare sempre le ingiustizie e la violenza, aldilà dell’ideologia politica. Per questo Atreju continuerà ad essere una festa all’insegna del dialogo, della libertà e del confronto leale tra avversari, mai tra nemici.

Il mio articolo su La Voce del Patriota