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Il settimanale francese Valeurs Actuelles ha dedicato un reportage a Giorgia Meloni, ripercorrendone tutto il percorso politico e istituzionale: dalla militanza politica, alla fondazione del partito, fino ad arrivare al governo della Nazione.

Nell’articolo si parla delle nostre battaglie – la ripresa dell’economia, il ritorno della sicurezza, una politica estera autonoma – e di come, nel tempo, abbiamo scolpito un’identità politica netta, saldamente radicata nella storia della destra italiana. È interessante vedere come, anche all’estero, si osservi la crescita del consenso e l’attenzione mediatica che accompagna il nostro lavoro.

Ecco un estratto dell’intervista che ho rilasciato alla rivista:

Per il suo collega Francesco Maria Del Vigo, vicedirettore de Il Giornale, il quotidiano conservatore di Milano, «Meloni ha dimostrato la sua coerenza nell’azione e la sua capacità di portare avanti più di un centinaio di riforme nonostante i suoi margini di manovra limitati». È proprio grazie alla «coerenza», sostiene il deputato Francesco Filini, coordinatore dell’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia, che, durante il suo periodo di traversata del deserto, tra la fine dell’era Berlusconi, nel 2011, e la sua vittoria elettorale, Giorgia Meloni ha rifiutato di governare con la sinistra.

«Abbiamo approfittato di questo periodo per cavalcare cavalli di battaglia chiari: la ripresa dell’economia, il ritorno della sicurezza, una politica estera autonoma. Progressivamente, abbiamo scolpito un’identità politica netta, solidamente ancorata nell’immaginario storico della destra, senza alcun compromesso con la sinistra».

Filini appartiene alla piccola banda romana dei “30” che ha iniziato la carriera politica con Meloni fin dai tempi del liceo. Un club di quarantenni e cinquantenni che oggi controllano la sua macchina esecutiva. L’istituto Piepoli attribuisce oggi il 42% di opinioni favorevoli alla leader di destra: 10 punti in più rispetto all’ottobre 2022. I sondaggisti parlano della «luna di miele di Meloni con gli italiani».

«Abbiamo vinto la battaglia mediatica», sorride Filini. L’opinione pubblica segue, sostiene Giorgia Meloni in persona, «quando il governo decide di controllare i 7 miliardi di euro di sussidi buttati al vento dai governi precedenti, distribuendoli solo ai registi di sinistra per film che nessuno andava a vedere al cinema».