Onorevole Francesco Filini, l’iter dei lavori parlamentari sulla nuova legge elettorale genera polemiche con l’opposizione e non solo. Quali le ragioni che hanno spinto il centrodestra a scegliere di cambiare le regole verso le prossime politiche?
Le polemiche sono del tutto pretestuose. Stiamo cambiando le regole del gioco non per convenienza politica, ma per dare stabilità all’Italia. Per decenni questa Nazione è stata ostaggio di governi tecnici, ribaltoni e coalizioni arlecchino nate dopo il voto. I risultati sono stati la paralisi e Presidenti del Consiglio che non rappresentavano nessuno. Lo “Stabilicum” stabilisce un principio semplice: chi vince le elezioni deve poter governare per cinque anni. Il tempo dei giochi di palazzo sulle spalle dei cittadini è finito.
Dall’attuale Rosatellum al Bignami bis: come si spiegano al cittadino comune le linee generali del nuovo sistema?
Al cittadino comune diciamo che con questo sistema il suo voto conterà davvero. L’innovazione di questa proposta sta nel fatto che ogni partito o coalizione dovrà indicare nel programma il nome del candidato Presidente che intende proporre al Capo dello Stato. Per garantire che chi vince possa avere una maggioranza stabile, è previsto un “premio di governabilità”: se una coalizione supera la soglia del 42% dei voti a livello nazionale sia alla Camera, sia al Senato, ottiene dei seggi extra. Altrimenti, si ripartono i seggi in base ai voti ottenuti. Quindi: meno frammentazione, patti chiari prima del voto e certezze già dal giorno dopo.
La stabilità dei governi nazionali può essere un elemento trainante in una stagione di forti instabilità internazionali?
Certo. La stabilità è un elemento trainante in generale e lo è ancora di più ora. Viviamo in un’epoca di enormi stravolgimenti geopolitici e mercati volatili. In questi anni, il Governo Meloni ha dimostrato che stabilità politica significa credibilità internazionale, fiducia degli investitori e crescita economica. Se l’Italia si presenta nei consessi internazionali con la certezza di un governo che rimane in carica cinque anni, la nostra autorevolezza aumenta. Al contrario, l’instabilità cronica a cui ci avevano abituato i governi del passato ci rendeva deboli ed esposti. Le faccio un esempio pratico: il 21 ottobre 2022, il giorno prima dell’insediamento di questo governo, lo spread era è a 236 punti base. Lo scorso 17 giugno era a 70. Questo genera un potenziale tesoretto di risparmi per l’Italia di diversi miliardi. La stabilità non è un elemento astratto, anzi ha dei risvolti molto pratici.
Fdi apre anche all’introduzione delle preferenze. Con che modalità nella discussione nelle Camere?
Noi siamo sempre stati a favore delle preferenze, che attualmente non sono previste. Per questo abbiamo detto che quando arriverà il testo in Aula presenteremo un emendamento per introdurle. Stiamo lavorando per trovare una quadra con le altre forze politiche anche su questo. Poi deciderà il Parlamento.
Il dialogo con le opposizioni?
Per noi il dialogo è sempre aperto, perché sulle regole del gioco si deve provare a convergere. Il problema è che da parte di PD e 5 Stelle vediamo solo un arroccamento ideologico. Forse hanno paura di regole chiare perché sanno che la loro unica speranza di tornare al potere è l’ennesimo inciucio post-elettorale: non hanno un programma e non hanno una visione comune.
L’ingresso nell’agone politico di forze fuori dai poli come Futuro Nazionale e Schierarsi di Alessandro Di Battista può avere un impatto sullo schema adottato per il Bignami bis?
L’impianto della norma è pensato per durare, non per inseguire i sondaggi del momento o la nascita di nuovi partiti. Abbiamo inserito soglie le di sbarramento – il 3% per le liste singole e il 10% per le coalizioni – e chiunque le superi è il benvenuto in Parlamento, perché significa che ha il consenso dei cittadini. Ma chiunque decida di presentarsi alle elezioni dovrà presentare un programma, avere alleanze trasparenti e indicare un candidato Presidente.







